MARI ISOPHAKKALA

-Interview-

“A Casa”, n°53, 2015

Finlandia… La penisola scandinava ha da sempre rappresentato uno dei riferimenti nel panorama delle scuole di design. Mari Isopahkala ci introduce ad un mondo in cui la trama delle necessità dell’animo umano – un animo immerso in contesto come quello finlandese – cerca nell’oggetto di design una qualche risposta. Innanzitutto il bisogno di luce. Al Light Event di Londra si è presentata mettendo in mostra delle lampade risplendenti, trasparenti, delle campane protettive e fragili dentro cui collocare la luce, quasi per proteggerla dal freddo, dal buio circostante o dal vento che potrebbe d’un soffio estinguerla. C’è intimismo e bisogno di protezione in tutto ciò. E che cosa può essere la bellezza in un luogo dello spirito di siffatta maniera? Come ci dice la stessa Mari altro non è altro che purezza e semplicità. Ma in tutta questa leggerezza di vetro e luce si finirebbe forse per dimenticare la materia stessa, e con lei una parte di mondo…Se non fosse che il contatto col reale viene riagguantato attraverso la manualità. Sono oggetti artigianali i suoi, portatori dell’incertezza della mano, che poi potrebbe essere anche l’esito, il graffio dei mutevoli pensieri che in ogni istante la guidano…Se la luce è lo sguardo nella mano è il contatto. Oggetti interattivi, inoltre, che lasciano ampia libertà di interpretazione, possono essere appoggiati a  terra capovolti, dritti, di lato…

E’ come se in essi ci fosse l’invito ad avvicinarsi, rivolto a chi, sperso in chissà quale selva oscura, vi si trovasse per qualche caso di fronte…