CREATIVEANS

-Interview-

“A Casa”, n°50, 2015

Creativeans è il nome di un collettivo di quattro giovani designers attivi fra Singapore e Milano

Tutti giovanissimi, di età compresa tra i 25 e i 35 anni  e tutti con alle spalle un percorso formativo internazionale estremamente qualificato. Accanto alla professione svolgono parallelamente attività di ricerca presso l’università di Singapore. Già da parecchi anni questa città-stato si è trovata  collocata al centro dell’attenzione del design mondiale per l’elevato livello tecnologico dei progetti e del sistema produttivo che li realizza. Il collettivo Crativeans si propone ora l’intento di far conoscere mediante il design alcuni aspetti poco conosciuti della cultura e delle abitudini di questa parte di mondo. Il progetto “Treasures of the litle red dot”, ovvero “I tesori del piccolo punto rosso” -dove con “punto rosso” si intende giocare sul vezzeggiativo con il quale gli stessi abitanti di Singapore chiamano la loro città- nasce esattamente dall’intenzione di enucleare alcune tematiche caratteristiche di Singapore ( per es. l’educazione, il cibo, la legge, il paesaggio ) e porle all’attenzione del pubblico occidentale attraverso dei progetti di oggetti che siano da un lato funzionali, dall’altro mostrino chiaramente il livello di riflessione che li ha prodotti, dall’altro ancora promuovano in maniera comunicativa le qualità del sistema produttivo e culturale locale. I quattro designers, supportati dal “Nanyang Polytechnic” intendono così “narrare” in maniera ironica  la storia della quotidianità di un mondo spesso poco conosciuto, giocando e relativizzando alcuni degli stereotipi con i quali si è soliti identificarlo. Per esempio la parola “law”, che in inglese significa  “legge”, in lingua locale significa “chewing gum”. A Singapore infatti la legge vieta di gettare gomme da masticare per per strada. Ecco allora che tale corto circuito viene dai designers reso significativamente attraverso il progetto di una lampada che rappresenta una gomma da masticare nell’atto di tendersi fra il suolo e un’ipotetica e assente suola di scarpa che l’ha appena calpestata…I progetti di Creativeans hanno attirato l’attenzione dei selezionatori per l’alto contenuto simbolico e comunicativo e sono stati  premiati con una menzione speciale. Sono oggetti che nascono al principio da una metodologia basata sull’osservazione del comportamento e delle azioni delle persone. Sono preceduti da lunghe fasi di studio in cui si cerca di capire ed analizzare che cosa l’oggetto possa fare per aiutare e migliorare la vita dei fruitori. Come mi spiega Sharina , uno dei membri del collettivo, l’obiettivo non è quello di progettare “oggetti con forme diverse”, bensì progettare nuove “attività”  da rendere possibili mediante “nuovi oggetti”. Oggetti che però non devono “imporre” un comportamento” bensì incoraggiarlo, proporlo. C’è un’alta tensione democratica in questo modo di procedere. L’oggetto non è più qualcosa che “riempie un vuoto”, per esempio un vuoto di relazioni o di immagine o di personalità, ma diventa uno strumento per la crescita. Nello spiegarmi la sua Tesi di Laurea Sharina mi illustra il lungo

procedimento – preso ad esempio per mostrare il comune metodo progettuale che caratterizza tutti i membri del gruppo-  che l’ha condotta alla realizzazione di alcuni oggetti che intendono  interrogare il fruitore su quali siano le ragioni che legano due persone diverse nei rapporti affettivi.  I risultati dei processi sono vari ed interessanti e vanno dai sistemi blocca-porta di illuminazione notturna che evitano la chiusura completa delle porte delle stanze dei bambini e mantengono l’idea di un tranquillizzante contatto coi genitori, ai sistemi che agevolano la discussione fra le donne mentre si truccano in stanze diverse.  E come questo , molti altri esempi.

Il collettivo Creativeans si muove quindi nell’ambito di una vera e propria operazione culturale e comunicativa, e da corpo ad un interessante filone disciplinare di ricerca e pratica progettuale.