Nikos e Konstantina

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Nikos e Konstantina

  |   Babel

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Interview to Nikos Fourlemadis and Konstantina Baklamara

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Piove ed è Gennaio. Il tendone nel cortile, visto da sotto, si gonfia in maniera convessa. E se colpito da un manico di scopa riversa tutta l’acqua con uno scroscio…

Nikos sta spiegando che il cambiamento dei giorni nostri è in realtà cominciato qualche decennio fa. Non siamo più negli anni ’50, quando l’architettura era un processo che allineava in maniera molto stretta l’azione del creativo e quella della nascente industria edilizia in corso di emancipazione da un artigianato costruttivo ancora beneficamente presente. Il progetto di un edificio, dalle fondamenta all’arredo, dice Nikos, è diventato oggi quasi parte di una catena di montaggio, di un sistema che crea sovrapproduzione e mancanza di cura. L’architetto disegna , modella o fa un rendering per un concorso e da qualche parte del mondo, più o meno distante, il suo disegno viene sviluppato da un altro studio, ingegnerizzato, modificato e pubblicizzato, nella maniera più convincente, economica, produttiva, efficace, priva di errori. Il tutto in modo molto distante da quell’atto iniziale, dai primi segni sul foglio. Le trasformazioni degli stili della progettazione stanno dentro la trasformazione di un intero sistema produttivo. Non tutto è male però, perché il bello di oggi è questa contaminazione mondiale, globale, un concorso collettivo alla definizione di uno stile…

Lo stile come puro fatto culturale è di fatti illusorio. Il sistema gioca un forte ruolo e l’ha sempre giocato, anche negli anni ’50, dove tuttavia le forme di organizzazione della produzione consentivano ancora dei tempi fluidi, lunghi, processi di lenta modellazione artigianale, così come errori non emendabili con un ctrl-z e correzioni faticose che bisognarifaretuttodacapo. Come dice Agamben anche l’errore contribuiva a suggerire lo sviluppo di un progetto. Oggi invece l’errore non è concesso, ovviamente, costruiamo programmi sofisticati per prevederlo ed evitarlo…

Konstantina e Nikos Fourlemadis sono fratelli, uno ingegnere civile e l’altra designer di interni, uno studio ad Atene ricavato all’interno degli ampi spazi della bottega di famiglia. Nonni vetrai, quando ancora in Grecia, fuori dal mercato europeo, circolavano prodotti greci. Una tradizione giunta alla seconda generazione e lì trasformatasi, pur rimanendo nei confini di lavori creativi. Sorseggiando un caffè Konstantina mi spiega come la crisi abbia di fatto modificato le abitudini del cliente e le attitudini all’acquisto. Atene è sempre stata –dice- un territorio dall’anima leggera. Il cliente da sempre ha guardato la funzione, la comodità, la resistenza ma soprattutto “lo spirito” (psiché) delle cose. Come nelle icone dalla funzione contemplativa. Negli ultimi anni qui da noi il Design ha avuto un notevole impatto, ma non è mai stata terra di acquisti compulsivi, la nostra…E se è vero che in una certa misura, come sostiene Nikos, tanto il Design quanto l’Architettura di oggi si assimilano ai processi della moda, le cui tendenze vengono lanciate in occasione di eventi pret-à-porter come quelli dei Saloni o dei concorsi internazionali, è altrettanto vero che sempre più ponderato è il modo tramite cui un cliente compra…Il cliente arriva già informato, torna, ritorna, chiede ripetuti consigli al progettista che esercita di riflesso un ruolo quasi pedagogico, aiutando sussidiariamente alla formazione di un’idea di progetto. Il cliente è alla ricerca di un concetto ampio di qualità e qualcosa sta cambiando. Forse sta rallentando la corsa frenetica di chi deve arrivare prima, di chi deve anticipare tutto e tutti. “ Si ritornerà, per necessità, nuovamente ad un rapporto più equilibrato tra funzione e bellezza”, concordano i due fratelli. Mi viene in mente Rui…Le cose però sono sempre un mix di bianco e nero. “Perché oggi va tanto l’idea di casa come collezione di pezzi icona e, meno, un arredo che risponda ad un’idea di progetto sistematico?” Chiedo a Nonstantina, capelli neri, lunghi. “Perché forse -mi risponde- oggi non c’è più la casa della vita. Non ce l’abbiamo più in testa, i progetti a lungo termine cedono il posto alla temporaneità. La casa è un insieme di oggetti raccolti in momenti diversi, da poter spostare, trasportare nelle fasi di cambiamento e non c’è più l’una volta e poi basta”…Se qualcosa sta insomma mutando nel senso di un progressivo rallentamento, mi dico, parallelamente qualcos’altro sta seguendo percorsi inversi…Il timore dei tempi nuovi spinge per l’acuirsi del bisogno di equilibrio, di pacificazione e di lieto fine, giusto per citare Andrea Branzi, e chiede al design di organizzare lo scenario per il Gran Ritorno all’Origine, per il superamento della crisi. Ma i segni sono contrastanti e in fin dei conti deboli, come debole è l’idea che il design, l’arte, l’architettura  possano essere reale rispecchiamento di ciò che avviene nell’anima dell’uomo.

Da dentro le vetrine dello studio si vede ormai che fuori sta pian piano smettendo di piovere.

Saluto i due ragazzi. Esco. Non piove più ed è sempre marzo. Un piccolo punto a favore, finalmente, della possibilità che le inestricabili antinomie prima o poi vengano risolte.

www.fourlemadisergo.gr

AUTHOR - robertoAdm