FUNCTIONAL ETERODOXITY

– Draft relationships between minority societies and design –

Why an alternative and minoritarian point of view?

( Italian Text below )

Functional heterodoxy intends to implement a playful experimentation around the object, the function of which is designed from the formal aspects, which refer and indicate possible uses. This is not useless objects (the object useless Dada …) or oriented to convey a symbolic meaning and meta-object, as in the large groove of the post-modern, but are used to make a way of experimental research of the imagination of possible new features without a representative in the first person who uses them, here, in fact present and absent at the same time. Hence the word heterodoxy. Objects are “functionally heterodoxies”, not fully correct and no wrong fully from a functional point of view. As well as the possible uses are partly justified and partly not.
The issue is part of the experimental project through which ATE ROTE aims to reflect on the current sense of Design and Architecture, and in that sense the current thematic finds its reason to be.
The relationship between form and function is being addressed as part deeply constitutive of contemporary design. No coincidence that “form follows function”, the famous saying of L.Sullivan, master of Wright, generous pioneer at least two streams of modern architecture, is one of those aphorisms that have synthesized the very idea of ​​the style of a ‘ entire period. Perhaps it is the most famous phrase of the entire history of architecture and design, at least as far as we can have perception of us, now, from our point of view of history. Only the “Less is more” Mies can remotely aspire to approach them for synthesis, scope of meaning and consequences. Objectively the views contained in the aphorism is the result of a great cultural construction that has deep roots in the history of human events as well as those of culture with a capital C. The chain of influences is long, you can line the almost coeval Deutsche Werkbund, which promoted the principles Economists industry applied to the design, the bisecolare industrialization of Europe and the United States, the formation of a progressive movement of rivendicazioe for urgent solutions to the dramatic housing problems for the working classes of the time, the iron architecture of the mid-nineteenth century, the influences of the neoclassical school German aesthetics (which will impose an idea of ​​modern connected with classical principles far from contemporary modernism Ruskin and Morris, closer to a “organicism” Traditional related to architecture “spontaneous” English that was in the Neo-Gothic style references), the architecture of Boulle and Ledoux and in general the post-revolutionary turmoil, the formulations Enlightenment and so on, up to the concept of Utilitas Vitruvius.
How it is ridiculous, when compared with all that “I read knows Bore”, venturi, journalistic slogan but definitely successful for at least two decades. One that will be called “Modern Utopia” also from the cultural elites of the ’60s and’ 70s, already submitted, as well described by Tafuri, to timid changes by the Italian architecture of the postwar period, then explicit criticism from several fronts, progressive and reactionary around the 70s, still it remains as the line-style cultural deepest of the century, one that has stood up better to transuenti mode, because deeply anchored in the principles of functioning of society and the structure of the culture.
Now that the weak thought seems to have a counterpart in the fluid social and cultural dimension be experienced in the present times, now that the achievements of de-constructionism (matrix originally highly modern) has steered the design practice towards a post-parametric organicism, which will be of a modern style of rationalism, which, for example in the design, ranging from Bauhaus Breuer, Max Bill, the Ulm School, the Italian design of the 50s, and the various forms of minimalism that have occurred up to today? The latest forms of furniture design seems to show that the vein of modern logic in the design has not yet been used, is indeed a harbinger of developments, and capable of commistionarsi with elements seemingly antithetical, as the projects of the Bouroullec.

Italian text:

In Functional Eterodoxity si intende mettere in atto una sperimentazione ludica intorno all’oggetto, la cui funzione viene progettata a partire da alcuni aspetti formali, che alludono ed indicano possibili usi. Non si tratta di oggetti inutili ( l’object inutile Dada…) o orientati a veicolare un significato simbolico e meta-oggettuale , come nel gran solco del post-modern, bensì  utilizzati per tracciare una via di ricerca sperimentale di immaginazione di possibili nuove funzioni senza un referente primo nel soggetto che li utilizza, qui, di fatto presente e assente al contempo. Da qui la parola eterodossia. Sono oggetti “funzionalmente eterodossi”, non pienamente corretti e non pienamente sbagliati da un punto di vista funzionale. Così come i possibili usi risultano parzialmente giustificati e parzialmente no.

La tematica fa parte dell’approccio sperimentale al progetto tramite cui ATE ROTE intende riflettere sul senso attuale del Design e dell’Architettura.

La relazione forma-funzione viene affrontata in quanto parte profondamente costitutiva del progetto contemporaneo. Non a caso “la forma segue la funzione”, famoso detto di L.Sullivan, maestro di Wright, generoso pioniere di almeno due correnti dell’architettura moderna, è uno di quegli aforismi che hanno sintetizzato l’idea stessa dello stile di un’intera epoca. Forse è la frase più famosa dell’intera storia dell’architettura e del design, almeno per quanto ne possiamo avere percezione noi, adesso, dal nostro punto di vista storico.  Solo il “Less is more” di Mies può ambire lontanamente ad avvicinarglisi per sintesi, portata di significato e conseguenze. Oggettivamente il punto di vista contenuto nell’aforisma è il risultato di una grandiosa costruzione culturale che ha radici profonde nella storia degli avvenimenti umani oltre che quelli della cultura con la C maiuscola. La catena delle ascendenze è lunga, si possono mettere in fila il pressoché coevo Deutsche Werkbund, che promuoveva i principi economicisti dell’industria applicati alla progettazione, il bisecolare processo di industrializzazione dell’Europa e degli Stati Uniti, il formarsi di un movimento progressista di rivendicazioe di urgenti soluzioni ai drammatici  problemi abitativi per le classi proletarie dell’epoca, l’architettura del ferro della metà del XIX sec, le influenze neoclassiche della scuola estetica tedesca ( che imporrà un’idea di moderno connessa ai principi classici lontana dal coevo modernismo di Ruskin e Morris, più vicini ad un “organicismo” tradizionale legato all’architettura “spontanea” inglese che trovava nel Neo-Gotico i riferimenti stilistici ), le architetture di Boullé e Ledoux e in generale i fermenti post-rivoluzionari, le formulazioni illuministiche e così via, fino al concetto di Utilitas vitruviana.

Come risulta ridicolo, se confrontato con tutto ciò quel “Lessi s a Bore”, di Venturi, slogan pubblicistico ma sicuramente di successo per almeno due decadi. Quella che verrà definita “Utopia moderna” anche dalle élites culturali degli anni ’60 e ’70, già sottoposta, come ben descritto da Tafuri, a timide variazioni ad opera dell’architettura italiana del dopoguerra, poi a critica esplicita da più fronti, progressista e reazionario intorno agli anni ’70, permane tuttavia come la linea stilistico-culturale più profonda del secolo, quella che ha resistito meglio alle transuenti mode, proprio perché profondamente ancorata ai principi di funzionamento della società e alla struttura della cultura.

Ora che il pensiero debole sembra avere un corrispettivo nella dimensione fluida sociale e culturale  esperibile nei tempi attuali, ora che i conseguimenti del de-costruzionismo ( di matrice in origine fortemente moderna) hanno traghettato la prassi progettuale verso un post-organicismo parametrico, che ne sarà dello stile moderno, del razionalismo, che , per esempio nel Design, va dal Bauhaus a Breuer, a Max Bill, alla Scuola di Ulm, al design italiano degli anni ’50, e alle varie forme di minimalismo che si sono succedute fino ad oggi? Le ultime forme di design del mobile sembrano dimostrare che la vena della logica moderna nel Design non si sia ancora esaurita, anzi sia foriera di sviluppi, e capace di commistionarsi con elementi solo apparentemente antitetici, come dimostrano i progetti dei Bouroullec.